Nil Alienum
Scritti di Luigi Anèpeta  

Luigi Anepeta: Il mostro di belle speranze

Viaggio nel “cuore” della mente umana

© Nilalienum Edizioni - www.nilalienum.com - info@nilalienum.com
1a edizione - maggio 2015 - ISBN 978-88-97804-09-3 - Realizzazione e-Book a cura di Lisa Cecchi


Introduzione: Verso una panantropologia

Nell'ambito delle scienze umane e sociali c'è un gran fermento sotteso dalla convinzione comune che i dati forniti dalle diverse discipline che fanno capo ad esso (evoluzionismo darwiniano, paleoantropologia, neurobiologia, antropologia culturale, psicologia, psicoanalisi, filosofia, sociologia, storia, ecc.) sono ormai sufficientemente ricchi per sormontare lo storico dissidio tra approccio scientifico e approccio umanistico all’uomo e ai fatti umani e procedere. dunque, alla formulazione di un modello panantropologico che li integri in un quadro unitario e coeso.

L’obiettivo non è nuovo. Il riferimento all’interdisciplinarità è sempre circolato nell’ambito delle scienze umane e sociali, urtando però contro ostacoli che, nel 1970, introducendo i Saggi di etnopsichiatria di G. Devereux, R. Bastide sintetizzava in questi termini:

“Si può parlare, oggi, di una crisi delle scienze umane? Forse no, ma certamente si sta attraversando un periodo di confusione. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo sono nate una serie di nuove scienze, dalla psicoanalisi alla cibernetica; sono state messe a punto una quantità di prospettive o, se vogliamo, di spiegazioni inedite per affrontare problemi secolari. Allo stato attuale, queste scienze nuove o questi nuovi criteri di spiegazione vengono a reciproco cimento, sono alla ricerca di una via che li ponga in comunicazione, senza peraltro riuscire a rintracciare tecniche di positiva collaborazione, in un tentativo poco scaltrito di reperire momenti di sintesi. Si fa un gran parlare dell’interdisciplinarità, senza rendersi conto che questa, qualora non si fondi su una critica preliminare dei postulati e dei metodi delle discipline che si intendono collegare, finisce, lungi dal creare un nuovo ordine, con il moltiplicare le occasioni di disordine.”

La confusione rilevata da Bastide in una certa misura persiste ancora oggi perché, oltre ad una metodologia specifica, ogni disciplina utilizza un linguaggio tecnico che non comporta un’agevole comunicazione con le altre. Lo sviluppo delle scienze umane e sociali soprattutto per quanto riguarda la neurobiologia, la psicologia evolutiva, il cognitivismo, è stato, però, negli ultimi tre decenni imponente, e ciò ha contribuito a rilanciare il progetto interdisciplinare.

Come prova di questo rilancio basta citare alcuni saggi recenti che, partendo dalla disciplina di competenza dell'autore, ambiscono a delineare un modello panantropologico: Chi siamo di L. L. Cavalli-Sforza, Il gene agile di M. Ridley, Il Sè sinaptico di J. Le Doux, Alla ricerca di Spinoza di A. Damasio, Il cervello e il mondo interno di Solms e Turnbull, L'età dell'empatia di F. De Waal,, Neuroni specchio di M. Iacoboni, Ma io chi sono? di R. D. Precht, Da animali a dei di Y. Noah Harari, ecc. Non è per caso, poi, che quello sviluppo abbia dato luogo alla nascita di due nuove discipline – la Neuropsicoanalisi e la Neuroetica – il cui intento esplicito è di integrare rispettivamente la neurobiologia con la psicoanalisi, e le neuroscienze con il cognitivismo.

Nessuno degli autori citati parla esplicitamente di panantropologia (neologismo del quale mi attribuisco la paternità), però l'intento comune è evidente: formulare un modello multidimensionale che consenta di comprendere i comportamenti umani tenendo conto dei molteplici fattori (neurobiologici, psicologici, sociali, storico-culturali) che concorrono a produrli in uno spettro che è estremamente diversificato da individuo a individuo e da cultura a cultura, ma non infinito.

L’impresa ovviamente non è semplice per una serie di motivi.

Il primo è che l’ambito delle discipline in questione, se si tiene conto della filosofia che ne rappresenta la matrice comune, conserne l’intera storia culturale della specie umana: un ambito dunque che nessuno specialista può padroneggiare compiutamente.

Un secondo motivo è da ricondurre alla presenza, nell’ambito in questione, di presupposti ideologici (ipervalutazione della genetica/ipervalutazione delle influenze ambientali) e di antitesi di principio (materialismo/spiritualismo) che inducono nei singoli autori interpretazioni dei dati ad usum delphini. L’unico riferimento in comune è il monismo, per cui cervello e mente vengono assunti come le due facce di una stessa medaglia, un cui verso è il funzionamento cerebrale, l’altro quello mentale (conscio e inconscio).

Il terzo, e in assoluto più importante motivo fa riferimento al fatto che nessun autore, al di là dell’intento comune di saldare lo scarto tra approccio scientifico e approccio umanistico, specifica in maniera dettagliata quali problemi vanno affrontati per procedere verso la formulazione di un modello panantropologico. Partire da quest’ultimo aspetto appare, dunque essenziale, ai fini della lettura e della valutazione di questo saggio.

I problemi da affrontare possono essere elencati nell’ordine seguente:

  1. l’origine dell’uomo nella cornice dell’evoluzionismo darwiniano
  2. continuità e discontinuità della specie umana rispetto alle altre specie animali
  3. esistenza di una natura umana con potenzialità e programmazioni sue proprie
  4. rapporto cervello/mente
  5. interazione tra corredo genetico e ambiente (norma di reazione)
  6. appartenenza sociale e individuazione
  7. influenza della cultura sullo sviluppo individuale
  8. normalizzazione, individuazione e devianza
  9. il ruolo della coscienza e dell’inconscio
  10. razionalità ed emozionalità
  11. mistificazioni collettive e mistificazioni individuali

Il Mostro di belle speranze ha la pretesa di affrontare questi problemi analizzandoli alla luce dei dati forniti dalle diverse discipline e tentando di integrarli in un quadro unitario. Il carattere più o meno fondato di tale pretesa è affidato al giudizio del lettore.