Nil Alienum
Scritti di Luigi Anèpeta  

Il mostro di belle speranze

Appendice quarta

Neurobiologia dinamica

Arrivati alla fine del saggio è inevitabile porsi il quesito se i dati neurobiologici di cui si dispone attualmente possano consentire di ipotizzare una corrispondenza tra struttura cerebrale e funzioni psichiche, in particolare per quanto concerne l’Io conscio e inconscio, il Super-io e l’Io antitetico.

Naturalmente le ipotesi che si possono oggi avanzare sono approssimative, e andranno ulteriormente approfondite in futuro.

Un punto fermo ormai riguarda il fatto che l’Io vive nell’interfaccia tra due mondi. Scrivono Solms e Turnbull:

“Introduciamo una distinzione che rappresenta, per così dire, "il filo di Arianna" che ci condurrà nel corso dei capitoli successivi del libro. il cervello è connesso a due "mondi": il mondo al nostro interno, ovvero il milieu (o ambiente) interno del corpo, e il mondo al di fuori di noi, l'ambiente esterno. In ultima analisi, il compito principale del cervello è quello di mediare tra questi due aspetti: mediare tra le richieste primarie del milieu interno del corpo (le funzioni vegetative) e il mondo perennemente mutevole intorno a noi, che rappresenta la fonte di tutto ciò di cui i nostri corpi hanno bisogno, ma che è, allo stesso tempo, indifferente a queste necessità (con le eccezioni dei nostri genitori - specialmente durante l'infanzia - e delle persone che ci amano e che proprio per questo occupano un posto speciale nella nostra economia mentale).” (pag. 20)

Questa distinzione, ovviamente, non è originaria. Nei neonati essa, presumibilmente, non esiste o esiste solo in una forma embrionale. Il periodo in cui si definisce in maniera evidente è quando il bambino comincia a fare riferimento a se stesso utilizzando il pronome io, vale dire dai quindici mesi in poi. E’ singolare, però, come ha documentato R. Spitz, che la strutturazione dell’io coincida con la cosiddetta "comparsa del no", che anticipa il “sì”, in un periodo tra l’altro nel quale l’infante è immerso in una condizione di totale dipendenza dagli adulti che egli idealizza.

La comparsa precoce del “no” attesta, né più né meno, che la pulsione dell’individuazione, vale a dire la rivendicazione di una volontà propria in opposizione a quella altrui, è una motivazione intrinseca alla programmazione dello sviluppo della personalità.

Data la debole strutturazione dell’io infantile non è azzardato leggere in quella comparsa l’espressione dell’entrata in azione dell’io antitetico nella sua forma “viscerale”, vale a dire vincolata al mondo delle emozioni.

Via via che l’io si struttura, la pulsione dell’individuazione si realizza attraverso l’emisfero sinistro. La prova di questo è fornita dal fatto che tutte le successive crisi di opposizione che, da tre anni in poi, sopravvengono con una cadenza biennale, sono caratterizzate da uno stato di coscienza che consente al bambino di confrontarsi alla pari con i grandi. Tale stato di coscienza non potrebbe sopravvenire se non si ammettesse che la pulsione dell’individuazione è sottesa da una produzione dopaminica.

L’emisfero sinistro, dunque, è funzionario dell’Io e dell’io antitetico, che promuove la tendenza alla differenziazione della personalità.

Da questo punto di vista, la grande crisi oppositiva adolescenziale ha un significato straordinario. Essa infatti è caratterizzata non solo da una sorta di anestetizzazione dell’empatia nei confronti dei genitori, ma soprattutto dalla rivendicazione di un modo di pensare, di sentire e di agire “differenziato” rispetto ad essi e sotteso dal riferimento alla volontà propria, vissuta come la dimensione costitutiva dell’io stesso e della sua libertà.

La successione e l’intensità delle crisi di opposizione che, peraltro variano da soggetto a soggetto, non sarebbe comprensibile se non si tenesse conto delle resistenze contro cui la pulsione di individuazione viene ad urtare.

Si è fatto cenno al fatto che la condizione infantile è caratterizzata da una dipendenza radicale dagli adulti idealizzati. La matrice della dipendenza è riconducibile allo statuto assolutamente bisognoso dell’infante. L’idealizzazione favorisce l’educazione intesa come trasmissione di valori culturali. La sua matrice è però riconducibile al rilievo emozionale che, a livello inconscio, ha la logica dell’appartenenza sociale.

Non è azzardato pensare che questa emozionalità faccia riferimento prevalentemente all’emisfero destro, laddove si struttura, in conseguenza di tale logica, il Super-io.

Ormai è noto che i sensi di colpa, che fanno capo al conflitto tra le ragioni dell’io e quelle degli altri, si originano a livello di corteccia frontale destra, e, come ha dimostrato Kagan (op. cit), sono più spiccati nei soggetti che egli definisce ad alta reattività, vale dire negli introversi.

In questa cornice, l’Io si configura come una funzione di mediazione tra la logica dell’appartenenza e quella dell’individuazione: funzione globale che tende a dare all’Io un senso di unità, di coesione e di continuità nel tempo. L’integrazione dell’io però richiede che il Super-io e l’io antitetico non siano strutturati in maniera rigida e irriducibilmente conflittuale.

Non è molto, ma è già qualcosa sulla via di una comprensione più profonda dell’intreccio tra neurobiologia e psicodinamica.