La nuova scienza del disagio psichico: illusione ideologica, volontà di credere o progetto?

Settembre 1982

1.

Pochi giorni orsono si è svolto a Cagliari il 35° Congresso della Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.). All'insegna di uno slogan epistemologico ("Modelli teorici e il problema del metodo in psichiatria") si è parlato di: sistemi multiassiali di valutazione diagnostica, sindromi marginali (border-line), trattamenti preventivi e a lungo termine delle sindromi distimiche e schizofreniche; alcoolismo, psicosomatica, psichiatria dell'adolescenza e della senilità; disturbi mentali nelle aree urbane e, dulcis in fundo, nuove prospettive legislative.

Il programma non ha bisogno di commento: è il rilancio, in versione new patterns, di un imperialismo teorico-pratico che mira al dominio su tutti i fenomeni umani che esprimono disagio psichico. La leva - si lascia intendere - è ancora potente: non occorre, per fornire ad essa il punto di applicazione, che qualche modifica alla legge 180... Quanto all'infanzia, il no contest è mera diplomazia: su di essa si riconosce il potere di un’efficiente Corporazione, affiliata alla S.I.P.: la Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile.

2.

Tranne poche eccezioni, dovute ad impegni di rappresentanza accademica, gli esponenti di altre dottrine - freudiani, kleiniani, junghiani, adleriani, rogersiani, transazionalisti, relazionali, comportamentisti, umanologi, ipnoterapisti, tecnici del rilassamento, della meditazione, dell'urlo primordiale, ecc. - hanno disertato il Congresso. Essi indicono da anni, ormai, i loro convegni, ed hanno allestito, fuori dalle accademie, con un sorprendente spiegamento di mezzi, i loro centri di potere: le scuole di formazione, strumenti di trasmissione d'un sapere codificato come il DNA che va solo ricopiato, veicolato e moltiplicato, al riparo da ogni possibile mutazione.

L'interdisciplinarietà, auspicata in virtù d'un ossequio a una precaria scientificità, è, di fatto, temuta. Il motivo è evidente: i presupposti di ogni dottrina sono incerti e, per giunta, incompatibili con quelli di ogni altra. Ma, se tutte funzionano, a livello di mercato, perché mettere in gioco pericolosamente il pluralismo di un’offerta che è ben lungi dal saturare la domanda? E' alle porte del resto la legge Ossicini che introdurrà autoritariamente, nel disordine delle offerte, il principio d'una sorta di selezione naturale: sopravviveranno, e verranno riconosciute, le corporazioni più forti ed accreditate. La legge, stilata da un freudiano con venature kleiniane, non si preoccupa di esplicitare i criteri di scientificità di una scuola di formazione. Tali criteri sono ricavati oggi dalla tradizione: chi può mettere in dubbio, per esempio, la serietà della Società Psicanalitica Italiana, che ha decenni di storia alle spalle?

3.

In questo panorama, a dir poco bizzarro, la psichiatria cosiddetta alternativa sembra alle corde. Il suo profeta, Basaglia, è scomparso, con le sue ubbie antiscientifiche, i patetici richiami ad una pratica sociale nuova produttrice di una nuova cultura e le istanze rivoluzionarie miranti ad integrare nel tessuto sociale una sofferenza che, se non va esclusa, va di certo controllata. I santuari della riforma psichiatrica, che dovevano funzionare come modelli, risultano sempre più isolati, e ripiegano verso forme di assistenzialismo sempre meno compatibili con il bilancio degli enti locali e la crisi dello stato sociale. Sul territorio nazionale, alla psichiatria alternativa si affidano i centri di salute mentale, certi che essa, per una riconosciuta vocazione al sacrificio, non arretra di fronte all'ingovernabile intreccio di sofferenza psichica e miseria sociale. Ma si è pronti, di fronte alla prova d'un controllo inadeguato, ad accusarla di predicar bene e razzolare male.

A livello progettuale e di ricerca, poi, le si riconosce il merito storico di aver avviato la lotta contro gli orrori dell'istituzione manicomiale, ma, quanto allo specifico , la si ritiene inattendibile o superata. Non è forse evidente l’ingenuità o il velleitarismo di un approccio soltanto socio-politico ai problemi del disagio psichico?

A questa critica ricorrente, che somma gli effetti perversi dei massmedia e di un'opinione pubblica vieppiù inquietata dal bisogno di ordine sociale, i basagliani ad oltranza oppongono il taumaturgico richiamo alla legge 180: porla in essere, a loro avviso, configurerebbe - tout-court - una nuova scienza del disagio psichico.

Questa impostazione pecca, contemporaneamente, per difetto e per eccesso: per difetto, poiché, data la domanda di controllo che muove dal sociale, la rete dei servizi territoriali esistenti e in fieri non può più avere quella neutralità nella quale confidava Basaglia per portare avanti il discorso sulla repressione dei bisogni e sull'oppressione dell'uomo, e dunque deve tecnicizzarsi; per eccesso, poiché il progetto di una pratica sociale che produce una nuova cultura sul disagio psichico, posto che si possa ritenere fondato, postula movimenti di base che attualmente sono inesistenti.

4.

Tra revival neopsichiatrico, lavorio sotterraneo delle scuole psicoterapiche e accorati richiami volontaristici alla causa, c'e da chiedersi se rimanga spazio per una riflessione critica.

Credo che riproporre con urgenza la necessità di dare finalmente un corpus teorico alla fantasmatica nuova scienza del disagio psichico sia l'unico modo per mantenere ancora vivo un progetto rivoluzionario, culturalmente e praticamente, quali che siano le eventuali modifiche legislative che si apporteranno alla 180 o le strategie di controllo cui essa, rispettata nella lettera, verrà piegata. Salvare il salvabile è un criterio realistico: ma perché mai il salvabile non dovrebbe essere l'essenziale?

L'essenziale della 180 - lo affermo senza timore - consiste nell'illuminare, nel far affiorare e nel restituire ad una coscienza sociale, che ne è stata alienata, i nessi molteplici che legano il privato psicopatologico ai processi di normalizzazione in virtù dei quali una società (qualunque società...) si edifica, si identifica, si perpetua.

5.

Il leit-motiv di una ricerca di cui si faccia carico un gruppo di operatori è, dunque, questo. Si tratta, ora, di costituirlo, superando il timore della vastità dell'impresa, e senza ricusare un programma che non può non essere radicale. Ché, per fare degli esempi, se si dà per scontato di dover rivisitare l'ideologia psichiatrica (dalla nascita del manicomio alla neopsichiatria in gestazione), non ci si può esimere, oggi, dal porsi il problema dell'antiideologismo basagliano come ideologia; se ci si impegna a rileggere Freud spinti dal dubbio d'aver gettato il bambino con l' acqua sporca, occorre optare tra modalità di riletture che possano sterilmente rivalutarlo o denigrarlo; se si pone attenzione al sistema familiare, non si può ignorare che la famiglia, prima ancora d'essere un sistema affettivo e comunicativo, è un oggetto storico; se ci si impegna ad analizzare i modelli di normalità e le tecniche di normalizzazione, occorre chiedersi, anzitutto, a quale livello della struttura sociale, intesa in tutto il suo spessore, sono depositati i codici che presiedono alla costruzione ( e alla distruzione) dell'uomo.

Ma - è la domanda che urge - alla fine di questa ricerca, programmaticamente senza fine certa, il problema della prassi - del che fare quotidiano - si porrà o no? Ogni esperienza nuova - scrive un epistemologo francese - nasce malgrado l'esperienza immediata: l' impotenza che ogni operatore sperimenta nel campo del disagio psichico ogni giorno è un ottimo malgrado...

La proposta è di costituire quindi un gruppo fisso di operatori che intraprendano insieme questo cammino di ricerca utilizzando come strumento il seminario.

Ogni seminario, il cui svolgimento si può prevedere nell'arco di un mese, sarà organizzato in tre momenti: un incontro introduttivo con esposizione della tematica e consigli bibliografici; la relazione; la discussione con definizione di temi e materiali di ulteriore ricerca.

L’avvio della ricerca è previsto per l'ultima decade di novembre con un incontro preliminare in cui si mettono a fuoco le linee qui esposte e si decidono insieme i dettagli tecnici (spazi, tempi, orari, materiali, spesa, ecc.).