Progetto di un Dipartimento di Scienza della salute mentale e del disagio psichico


1.

Questo Progetto è stato accluso come appendice ad un saggio (Prassi Terapeutica Dialettica) che non è mai stato pubblicato a stampa. In conseguenza di questo, esso è rimasto, come si dice, lettera morta.

Pubblicarlo autonomamente sul sito, frequentato da un numero ristretto di visitatori, non è destinato ad assicurargli una ricezione più ampia. Ritengo però ugualmente opportuno farlo, se non altro per indurne la lettura anche da parte di quei visitatori che si limitano a consultare gli articoli.

Nell'occasione, aggiungo un'informazione di cronaca e alcune ulteriori riflessioni.

l'informazione riguarda il fatto che il Progetto è stato inviato sia al Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca che al Ministro della Sanità con una lettera di accompagnamento nella quale sottolineavo le motivazioni in base alle quali esso era stato redatto e specificavo che, in caso si fosse voluta prendere in esame la possibilità di una sua realizzazione (sotto forma di Legge integrativa di quelle esistenti), non avrei avanzato alcuna pretesa di copyright a riguardo.

E' superfluo aggiungere che non ho ricevuto alcun cenno di risposta. Che un privato cittadino avanzi una proposta inerente un settore dell'organizzazione universitaria e sanitaria ritengo che sia un'espressione di partecipazione democratica alla vita della società. Prescindo ovviamente dal pensare che questo solo fatto debba destare l'attenzione delle Istituzioni. Un cittadino può avanzare anche una proposta assurda, irragionevole o irrealizzabile. Non è però un formalismo ritenere che un'iniziativa del genere dovrebbe dar luogo comunque ad un cenno di risposta, fosse anche essa un cortese rifiuto.

Al di là di questo aneddoto, il problema da cui muove il Progetto è assolutamente e drammaticamente reale. La legge 180 è una conquista di civiltà per quanto riguarda la sua parte destruens, il superamento dell'assistenza manicomiale. Lo è anche sotto il profilo propositivo, nella misura in cui, vincolando l'assistenza psichiatrica al territorio, esso implica il coinvolgimento del corpo sociale.

Sotto questo profilo però sul piano della realtà non si è proceduto molto. I basagliani sostengono che ciò è da ricondurre alla mancata applicazione della legge, soprattutto per quanto concerne i mezzi finanziari messi a disposizione dallo Stato. I neopsichiatri, viceversa, ritengono che le disfunzioni assistenziali siano da ricondurre al carattere utopistico della legge.

La verità è che come fatta l'Italia occorreva fare gli italiani (impresa ardua ancora in corso) così fatta la legge sarebbe occorso fare gli operatori adeguati a porla in essere. In altri termini, sarebbe occorsa una riforma universitaria che sormontasse lo steccato tra psichiatria medica e psicologia clinica e provvedesse alla formazione di operatori con conoscenze biologiche, psicologiche, sociologiche, antropologiche, filosofiche, ecc. all'altezza delle linee-guida della legge e del suo spirito innovativo.

Non essendo stato possibile procedere in questa direzione, le conseguenze erano prevedibili e si sono puntualmente realizzate. I CSM si stanno trasformando inesorabilmente in dispensatori di psicofarmaci per psicotici che tendono a cronicizzare precocemente. l'assistenza privata rimane vincolata per un verso all'organicismo dei neopsichiatri e per un altro all'arbitrio delle diverse scuole di psicoterapia.

Se si considerano gli effetti sostanzialmente deludenti della pratica psichiatrica corrente, sia sul piano farmaco- che psicoterapeutico, potrebbe sembrare quasi superfluo ribadire la necessità della fondazione di una psichiatria interdisciplinare, di una scienza profondamente rinnovata nelle sue fondamenta, negli strumenti teorici e nella pratica che potrebbe nascere solo dalla confluenza della neurobiologia, della psicopatologia dinamica e delle scienze umane e sociali.

Non cè molto da illudersi a riguardo data la forza della corporazione psichiatrica e della nascente corporazione psicoterapeutica che si vanno suddividendo le aree di intervento (la grande psichiatria alla prima, la piccola psichiatria alla seconda) e mirano entrambe alla psichiatrizzazione della società.

Ciononostante un salto di qualità culturale è imposto dai fatti. Il vantare da parte dell'una e dell'altra eclatanti successi, tentare di influenzare l'opinione pubblica e i mass-media esibendo adepti e fans, corroborare l'organizzazione corporativa nell'intento di influenzare il potere politico non valgono a minimizzare un dato di realtà. Della popolazione di pazienti, che è in continua crescita, poco più di un quarto ricava vantaggio dai trattamenti siano essi farmacologici o psicoterapeutici. Il bilancio è sconfortante ma ricava la sua ragione d'essere dal difetto di qualunque progetto di prevenzione e dall'ottica riduttiva, sia pure per diversi motivi, con cui le esperienze di disagio psichico vengono affrontate nella pratica corrente. Tale ottica non è la conseguenza dello stato insufficiente delle conoscenze riguardo ai fenomeni psicopatologici bensì della preparazione generalmente rabberciata, lacunosa, scarsa degli psichiatri e degli psicoterapeuti. Questo a sua volta dipende dall'organizzazione dei corsi di studi e dei corsi di specializzazione che, nel loro impianto teorico-pratico, sono del tutto inadeguati in rapporto all'oggetto in questione.

l'organicismo e lo psicologismo sono un letto di Procuste per la psicopatologia e la pratica terapeutica che devono confrontarsi con una realtà sovradeterminata dalla storia e dalle tradizioni culturali, dall'organizzazione sociale, dai codici normativi, dai limiti della coscienza umana, dalle trappole emozionali e cognitive dell'attività mentale, dalla gabbia delle mentalità, dalla casualità genetica, dall'interazione tra corredo genetico e ambiente, dalla dialettica dei bisogni intrinseci, dalle dinamiche psichiche. l'estensione interdisciplinare della nuova scienza del disagio psichico dovrebbe tenere conto di tutte queste variabili.

Il nuovo Dipartimento, un cui nome proponibile sarebbe di Scienza integrata della salute mentale e del disagio psichico, potrebbe articolarsi nel modo seguente:



I" anno

Anatomia umana (escluso il sistema nervoso)

Chimica inorganica e organica

Biologia e Istologia
Antropologia culturale I


Psicologia generale I

Sociologia I

Filosofia tematica I



II" anno

Neuroanatomia funzionale

Fisiologia umana (escluso il sistema nervoso)

Biochimica

Antropologia culturale II

Psicologia generale II

Sociologia II

Filosofia tematica II



III" anno

Fisiologia del sistema nervoso

Patologia generale

Farmacologia (esclusi gli psicofarmaci)

Genetica

Psicopatologia generale

Psichiatria clinica I

Psicologia clinica I



IV" anno

Patologia medica e chirurgica I

Neurobiologia I

Psicofarmacologia

Psicologia dell'età evolutiva

Psicopatologia dinamica I

Psichiatria clinica II

Psicologia clinica II

Tecniche psicoterapeutiche I



V" anno

Patologia medica e chirurgica II

Neurobiologia II

Psichiatria sociale

Neuropsichiatria infantile

Psicopatologia dinamica II

Psichiatria clinica III

Psicologia clinica III

Tecniche psicoterapeutiche II



VI" anno

Clinica medica e chirurgica III

Medicina psicosomatica I

Farmacoterapia medica

Psicofarmacologia

Sociologia, psicodinamica e patologia del sistema familiare

Psichiatria sociale I

Psichiatria transculturale e etnopsichiatria

Tecniche psicoterapeutiche III



VII" anno

Clinica medica e chirurgica IV

Medicina psicosomatica II

Diagnostica di laboratorio e strumentale

Psichiatria sociale II

Psichiatria adolescenziale e giovanile

Psichiatria della terza età

La prevenzione psichiatrica II

Tecniche psicoterapeutiche IV



VIII" anno

Tirocinio presso strutture pubbliche e private

Esame di Stato



l'insegnamento delle tecniche terapeutiche in psichiatria, che dura quattro anni, e si completa con un tirocinio, dovrebbe, tra teoria e pratica, dar luogo ad una formazione equivalente a quella delle scuole di specializzazione in psicoterapia integrato con una maggiore conoscenza dei nessi tra psiche e soma, e quindi con la possibilità di prescrivere psicofarmaci.



Il corso dovrebbe essere integrato da un certo numero di esami complementari (uno per ogni anno) da scegliere tra i seguenti:



Teorie della personalità

Genetica psichiatrica

Criminologia

Sessuologia

Psicodiagnostica

Epistemologia

Linguistica e semiotica

Teoria della comunicazione

Teoria dei sistemi complessi

Filosofia della mente

Storia moderna e contemporanea

Storia della filosofia moderna e contemporanea

Storia delle ideologie e delle visioni del mondo

Storia dell'antropologia culturale

Storia della psicologia

Storia della sociologia

Storia della psichiatria

Storia della psicoanalisi

Informatica medica

Epidemiologia

Metodologia della ricerca scientifica e sociale

Bioetica

Economia sanitaria

Diritto alla salute



La bozza progettuale richiede appena qualche commento. La durata di 7 anni più uno di tirocinio e il numero di esami appaiono proibitivi. Ma cè da considerare che il corso di studi porterebbe a conseguire il titolo di Dottore in scienze della salute mentale e del disagio psichico che, dopo l'esame di Stato, potrebbe dar luogo immediatamente ad una pratica specialistica. Un titolo equivalente si consegue attualmente, frequentando la facoltà di Medicina, in 10 anni di studio (6 di facoltà, 4 di specializzazione in psichiatria, integrata da un training psicoterapeutico che, peraltro, è facoltativo) e, frequentando la facoltà di Psicologia in 9 anni (5 di facoltà, 4 di specializzazione). In entrambi i casi la preparazione, salvo rare eccezioni, è lacunosa e insufficiente.

Per un certo periodo di tempo, il Dipartimento di scienze della salute e del disagio psichico potrebbe convivere con l'attuale organizzazione universitaria. Successivamente, esso potrebbe comportare sia l'abolizione del corso di specializzazione in psichiatria dopo la laurea in medicina (posta la possibilità per i medici di accedere al Dipartimento conteggiando gli esami già sostenuti), sia l'abolizione dell'indirizzo di Psicologia clinica presso la Facoltà di psicologia.

Il progetto è indubbiamente impegnativo: per il ministero della Pubblica Istruzione anzitutto che dovrebbe sormontare non poche resistenze a livello accademico, e per gli studenti. La necessità di una seria formazione medica può essere contestata. Ma, fermo restando che, allo stato attuale delle conoscenze, insistere a considerare la psichiatria una branca della medicina appare ridicolo, è fuor di dubbio che i rapporti tra soma, cervello e mente richiedono una profonda preparazione biologica. Si potrebbe contestare anche il carattere interdisciplinare della facoltà in riferimento al fatto che il suo ordinamento postula candidati dotati di una straordinaria versatilità. Ma la versatilità è richiesta dall'oggetto in questione, ed è ora che, nell'ambito psichiatrico, sia la scienza ad adattarsi al suo oggetto diversamente da quanto è accaduto dagli albori della Psichiatria ad oggi.

Attraverso l'iter proposto si formerebbero, con una certa probabilità, specialisti all'altezza del compito assistenziale assegnato dalla Legge 180, capaci anche di formulare e realizzare progetti concreti di prevenzione.