Humanitas

Maturata nel contesto della civiltà greca, soprattutto per l'influenza dello stoicismo, e trapiantata a Roma, ove ha trovato tra i suoi massimi esponenti Terenzio e Seneca, il concetto di humanitas contiene l'intuizione che l'appartenenza alla specie umana e ad una società storicamente determinata sono dati di fatto che non necessariamente coincidono con lo sviluppo di un'autentica umanità.

Humanitas, dunque, fa riferimento ad un processo in virtù del quale un soggetto, dedicando tempo ed energie alla coltivazione di sé, alla riflessione critica, alla demistificazione e alla coltivazione degli affetti e dei rapporti sociali, raggiunge un'identità ricca e differenziata rispetto alla normalità (che, un tempo, era rappresentata dal modo di essere della plebe o del volgo, e oggi da quello piccolo-borghese).

Anticamente, l'humanitas era l'attributo del Saggio. Oggi si può considerare l'obbiettivo di chi, sia pure al prezzo di uno sforzo, intende sormontare lo statuto normale della coscienza, mistificato e tendenzialmente conforme al senso comune.

Di questo concetto, desueto ma importante, si trova ancora traccia nel linguaggio corrente. Quando si sottolinea l'umanità di un soggetto, non si fa riferimento alla sua appartenenza alla specie, bensì al suo valore antropologico.